• Benedetta

Il mio matrimonio imperfettamente sostenibile

Aggiornamento: ott 18

Ci tengo a fare una premessa: ogni coppia è libera di organizzare la propria festa di matrimonio nel modo che più le si addice. Tuttavia, come anche nella nostra quotidianità, noi tutti possiamo fare la differenza, cambiando le regole di un "gioco" spesso dettato dalla tradizione. È sufficiente partecipare ad un evento in bianco in qualità di invitatæ per notare come, spesso e volentieri, la consuetudine abbia la meglio su scelte più etiche ed ecologiche.


Dalle decorazioni floreali al banchetto, dal vestito fino ai palloncini gonfiabili.

Ogni componente può rivelarsi l'ingrediente perfetto per un cocktail insostenibile.

Basta porsi alcune domande per capire dove si nascondono le insidie:

- da dove arrivano e chi coltiva i fiori per decorare le sedute per il rito religioso, civile o simbolico?

- cosa ne farò di tutti i fiori recisi una volta finita la festa? Fiori per cui sono stati utilizzati litri e litri di acqua e, se non biologici, anche fiumi di fitofarmaci...

- desidero davvero acquistare un vestito da utilizzare una volta sola nella vita oppure ci sono alternative?

- perché sprecare del cibo con il lancio del riso?

- stampiamo gli inviti e i menù su carta... riciclata? normale? li dobbiamo per forza stampare?

- che ne sarà di quel cibo servito ai tavoli, dopo aver assalito il generoso buffet dell'aperitivo che potrebbe già da solo sfamare un'intera tribù?

Con queste domande e mille altri dubbi in testa, nel bel mezzo del primo lockdown 2020, ho iniziato ad immaginarmi la nostra festa di matrimonio. Con il tempo e il preziosissimo aiuto della mia amica, nonché Wedding Planner, Maria, ho trovato le risposte, non senza compromessi.


Il Vestito


Dopo la proposta, arrivata nell'agosto del 2019, ho avuto subito l'illuminazione: portare il vestito da sposa di mia mamma da una sarta e crearne uno nuovo ad hoc per me. Certamente avrei visitato alcuni atelier per trovare lo stile giusto, per capire quale si addicesse a me più di altri, ma ormai avevo preso a cuore questo progetto di upcycling . Il tempo era dalla nostra parte, avendo deciso di festeggiare a settembre 2021, tuttavia con il nuovo anno è successo quello che noi tutti sappiamo.


L'arrivo del Covid-19 in Italia e in tutta Europa, i conseguenti lockdown, l'impossibilità di tornare nella mia città natale per quasi un anno, hanno reso difficoltoso il mio progetto e dimezzato le possibilità di recarmi in Italia per la ricerca dell'abito perfetto, sotto tutti i punti di vista. E così, l'idea di riutilizzare il vestito di mia mamma è stata abbandonata.


Non appena i confini tra Svizzera e Italia hanno riaperto, nel giugno del 2020, ho cominciato il tour tra gli atelier della mia provincia. Avevo uno stile ben preciso in mente, ma provarli è stato un'altra cosa: non si può mai sapere come un vestito ci possa far sentire una volta indossato. All'Atelier della Sposa di Rubiera, dove non solo mi sono state fatte proposte in linea con le mie richieste, ho infine trovato quello giusto per me e per il party che ci stavamo immaginando.


Se per l'abito da cerimonia ho quindi scelto qualcosa di completamente nuovo, per la preparazione del make-up e dei capelli, ho indossato invece una camicia da notte in pura seta, morbidissima e dai colori tenui, con veste in pizzo, appartenente a mia nonna: l'abbiamo fatta riadattare nelle misure e anche il momento pre-vestizione ha guadagnato infinito valore.

Il mio abito da sposa è interamente in pizzo, morbido sui fianchi e con la vita alta. Lo strascico e la scollatura sulla schiena sono stati i punti che me ne hanno fatto innamorare, pensando fosse in linea con il tema della nostra festa (Roaring 20s - un misto tra Il Grande Gatsby e Peaky Blinders). Nessun velo, nessun copri spalle, semplicemente solo il vestito e qualche accessorio prezioso: un bracciale prestato dalla mia cara amica Abagail dall'America, un paio di orecchini realizzati da Alessandro dell'oreficeria Artioli di Reggio Emilia (utilizzando l'oro e le perle recuperate da gioielli che non usavo più) e due forcine vintage comprate su Etsy.


Hanno completato l'outfit un paio di scarpe della marca francese Bobbies, fatte interamente a mano in Portogallo, utilizzando la pelle proveniente dall'industria alimentare europea. Per le sue suole Bobbies si rifornisce di gomma per il 70% riciclata e per il 30% naturale. All'acquisto potete scegliere anche di devolvere una piccola somma per il progetto A Tree for Your Association.

Vi starete chiedendo, visto che ho acquistato un abito nuovo, che fine farà ora il mio outfit, no? Sarà rilegato per sempre nel fondo dell'armadio?

Beh, eccezione fatta per le scarpe e le forcine, che utilizzo tranquillamente nella vita di tutti i giorni, il vestito è in attesa di trovare la stilista giusta con cui diventare un pezzo speciale della mia collezione primavera-estate. Insomma, non ho potuto realizzare il mio progetto di upcycling partendo dal vestito di mia mamma, ma forse posso crearne uno utilizzando il mio.


Altre opzioni per un vestito sostenibile

Comprarne uno nuovo e riadattarlo per un uso quotidiano è senz'altro una buona possibilità, ma non è l'unica che abbiamo affinché l'abito da sposa possa essere un pò più sostenibile rispetto alla consuetudine.


Ecco qua alcune idee che possono fare al caso vostro:

  • comprare second hand: anche per i matrimoni il mercato vintage e/o second hand è bello ricco. In rete trovate indirizzi di veri e propri negozi fisici che si specializzano nei vestiti second chance;

  • collegandosi alla prima idea, potete vendere il vostro vestito dopo la festa. Diventerà così un vestito second chance;

  • se invece non volete disfarvene del tutto, potete considerare il noleggio: il vestito rimarrà sempre vostro, ma potrete dargli un nuovo scopo e, perché no, magari aiutare chi sta cercando un vestito da sposa a noleggio;

  • e via che mi ricollego a quanto appena scritto sopra: ebbene sì, i vestiti da sposa si possono anche noleggiare! Fa bene sia al portafoglio che all'ambiente;

  • farselo fare su misura con tessuti personalmente selezionati insieme alla stilista: in questo modo potrete avere il controllo sulla provenienza e la tipologia del materiale, oltre a supportare un piccolo artigiano che vi creerà qualcosa di unico;

  • rinnovare quello della mamma, della nonna o della zia: sull'onda di quanto avevo immaginato all'inizio, potete recuperare un vecchio abito da sposa di famiglia e dargli una nuova vita;

Cosa ne pensate di queste idee, vi sembrano estreme?

Considerate che il costo medio di un abito da sposa supera i 2000 € ed è uno degli elementi che più incide sul budget del matrimonio. Perché non superare allora la tradizione optando per qualcosa che venga semplicemente rinchiuso in un angolo dell'armadio per il resto dei suoi giorni?


Il Catering


Partiamo da un presupposto molto importante: l'enogastronomia è una delle passioni che io e mio marito abbiamo in comune. Fin dall'inizio abbiamo condiviso ogni nuova esperienza culinaria, ogni viaggio all'insegna dei sapori; adoriamo cucinare, mangiare e bere bene.

Persino il nostro primo incontro, nel cuore delle Langhe, è stato all'insegna della buona tavola.

Il nostro desiderio più grande, quindi, era condividere con i nostri invitati una festa (e un lungo weekend) all'insegna della tradizione piemontese. La location da noi selezionata è stato il Garden del Lago di Fontanafredda, luogo ameno circondato da colline dedite alla produzione del nettare di Bacco. Il catering abbinato è gestito non di meno da Guido Ristorante: una stella Michelin che suggella la grande cucina dello chef Ugo Alciati, sempre attento alla materia prima e alla stagionalità.


Gli eventi sono coordinati da Erica che, con il suo team di giovani professionisti, tiene tutto sotto controllo, prima, durante e dopo la festa.

Per noi era fondamentale non esagerare con le quantità ai fini di non sprecare cibo e di non appesantire gli ospiti, offrendo pur sempre una cena indimenticabile all'insegna della qualità, dall'inizio alla fine.

Con Erica abbiamo dunque optato per un aperitivo finger food a passaggio, con 5 piccole portate che simboleggiassero la cucina piemontese:

  • sandwich croccante con salsiccia di Bra cruda;

  • mini hamburger con carne di razza Piemontese Presidio Slow Food de La Granda;

  • baccalà mantecato;

  • gazpacho di pomodoro con burratina;

  • peperone ripieno;

Una volta seduti a tavola, siamo stati serviti con un tripudio di gusti, profumi e colori.

Il menù poteva essere ovviamente adattato a qualsiasi preferenza o intolleranza alimentare:

  • un antipasto (vitello tonnato tagliato a coltello)

  • due primi (risotto con crema di piselli, ricotta e acciughe; agnolotti di Lidia al sugo di arrosto)

  • un secondo (noce di vitello de La Granda alla griglia con lattuga romana alla brace)

Fino a poche settimane prima del matrimonio, stavo ancora cercando di introdurre le scatole per dare la possibilità agli ospiti di avere la propria schiscetta: volevo incoraggiare gli invitati a non fare i timidi e a crearsi la propria doggy-bag, qualora fosse avanzato cibo. Sono però stati sollevati alcuni dubbi di natura logistica: c'era chi si sarebbe fermato diversi giorni in Langa e chi non avrebbe avuto accesso al frigorifero per diverse ore prima della propria partenza; inoltre, se non fosse avanzato cibo a sufficienza (il che sarebbe stato più che positivo), avremmo acquistato delle doggy bag per nulla, creando spreco di materiale.


Abbiamo quindi semplicemente istruito Erica e il suo team di porre attenzione ai piatti degli ospiti, proponendo quindi una doggy-bag qualora i camerieri avessero notato del cibo avanzato nel piatto: noi, come nostro solito, l'abbiamo spontaneamente richiesta.


Consigli post-festa


In Italia esistono diverse associazioni che si occupano di recuperare il cibo in eccedenza da eventi, matrimoni o feste, devolvendolo ad enti caritatevoli, come mense per i poveri, case famiglia o centri per i rifugiati. È sufficiente contattarle perché la Onlus del territorio si metta in contatto con il vostro catering:


I Menù


Abbandonata l'idea delle doggy bag, mi era rimasto il desiderio di lasciare un messaggio ai nostri invitati, qualcosa che potesse essere un ricordo, un modo per riflettere sulla sostenibilità, ma che fosse anche qualcosa di tangibile.


Non volevo far stampare 72 menù su carta, sapendo poi che questi sarebbero finiti nel dimenticatoio e, ancora prima, nel cestino.

Per questo motivo ho trovato un'agenzia grafica di Bologna che, tra le altre cose, stampa su carta fiorita: ogni menù è stato distribuito da me e mio marito, ad ogni singola persona o nucleo famigliare, spiegando loro come avrebbero potuto seminare fiori sui loro davanzali, partendo proprio dai nostri menù, qualora avessero voluto.

I nostri menù sono così diventati anche una sorta di bomboniera in grado di rappresentare, con una piccola azione, una sostenibilità a portata di mano.


La carta, ricca di semi di celosia, viene lasciata in acqua per una notta, viene quindi fatta in piccoli pezzi e adagiata in un vaso ricco di terreno. La celosia è una pianta che, se protetta nei mesi invernali, può essere perenne e si presenta con fiori a forma di spiga.


L'Allestimento


L'allestimento si è diviso in due momenti: quello della cerimonia simbolica nel Boschetto dei Pensieri e quello della cena all'interno del Garden del Lago.

La nostra cerimonia è stata un omaggio alla natura e ai suoi elementi.

Se per il bouquet ho scelto fiori coltivati biologicamente, seguendo le stagioni, e seccati lentamente per poter godere della loro bellezza anche nei mesi e anni a venire (grazie a RAW Fleurs), per il nostro primo momento speciale desideravo una decorazione minimal e natural, senza troppi fiori recisi: il nostro altare, incorniciato dalle fronde degli alberi del Bosco dei Pensieri, è stato eretto con una cornice in legno, decorata con drappeggi in tessuto e splendidi fiori di campagna al centro. Il tavolo in legno di fronte ad esso accoglieva le nostre corde per il rito celtico-scozzese dell'hand fasting e le fedi, adagiate su un nido raccolto e composto in Alto Adige dalle mani sapienti di Maria (mia amica, nonché nostra wedding planner e cerimoniere). Anche per i nostri anelli ci siamo rivolti ad Alessandro Aritoli, l'orefice che ha creato i miei orecchini da gioielli in oro inutilizzati: invece di spendere oltre 500 € per le fedi nuove, ne abbiamo speso 1/5 per entrambe, dando nuova vita a qualcosa di dimenticato.

Ad accogliere gli invitati sono state posizionate alcune cassette in legno e altri meravigliosi fiori di campo; ogni fila di sedie è stata poi impreziosita da alcuni semplici nastri colorati.


Post cerimonia...


Per la decorazione della sala e dell'esterno non sono stati utilizzati fiori, l'oggettistica scelta dall'allestitrice e ispirata agli anni '20 ha creato l'atmosfera perfetta che, insieme alla musica della Piper Band, ci ha catapultato nel mondo del Grande Gatsby.


Se i nomi dei tavoli sono stati l'unico pezzo stampato su carta e incorniciato, per il tableau de mariage ho scelto di utilizzare uno specchio retrò su cui scrivere i nomi degli invitati.


Lista Nozze o regali


Questo è un argomento molto personale.

Oggigiorno sempre più coppie decidono di investire i doni in denaro nel viaggio di nozze, nell'acquisto di una nuova vettura o a supporto di associazioni con progetti che sentono vicini. Personalmente mi trovo molto più in linea con queste nuove "liste nozze" rispetto a quelle tradizionali, sia perché sto cercando di vivere una vita sempre più minimalista, liberandomi del superfluo, sia perché preferisco un'esperienza ad un oggetto materiale che magari non risponde ad una vera esigenza.


Con questo stesso pensiero abbiamo creato gratis su The Knot il nostro sito web per il matrimonio, con cui abbiamo inviato digitalmente gli inviti (via WhatsApp), raccolto le partecipazioni e comunicato con i nostri invitati, anche per quanto riguardava la lista nozze.

Noi non ne avevamo alcuna: abbiamo spiegato quanto voler festeggiare il nostro matrimonio fosse scaturito dal desiderio di trascorrere del tempo prezioso con le persone a noi care, soprattutto, ma non solo, dopo la pandemia che ci aveva travolto. Questo avrebbe significato dei costi per gli invitati per i pernottamenti (da 1 a 3 notti) e per i pasti extra: quello per noi era il regalo più importante e così abbiamo comunicato, lasciando comunque la possibilità, per chi lo desiderasse, di supportarci nel creare questo magico party anni '20.


Altre eco-chicce (e non)


Quando io e mio marito cuciniamo insieme, addentiamo sapori nuovi, piatti della tradizione, o quando viaggiamo alla scoperta delle cucine territoriali, ci guardiamo intensamente negli occhi e ci capiamo subito: è come se in quei momenti condividessimo una totale beatitudine legata ai piaceri della tavola. Noi, sia per il nostro matrimonio che per i giorni che l'hanno preceduto e succeduto, desideravamo poter condividere tutto questo con i nostri parenti e amici più cari.

Seguendo la filosofia cara allo chef Ugo Alciati così come a Slow Food, che proprio nella cittadina di Bra ha messo le radici, abbiamo voluto aggiungere dunque qualche chicca perchè tutti noi potessimo vivere in pieno una convivialità locale e di qualità.

  • non solo i grandi vini del Piemonte hanno accompagnato la festa, ma il micro birrificio Sta Bräu di Bra ha partecipato offrendo due fantastiche birre alla spina, la Theta estiva e la Pi Greco bionda;

  • niente taglio della torta per noi sposi. Infatti abbiamo richiesto la montagna di gelato mantecato sul momento, quello al fiordilatte con latte di Alta Langa, uno dei piatti distintivi di Guido Ristorante;

  • un tavolo ricco di pasticceria secca piemontese (torroncini, nocciole, tartufini dolci, paste di Meliga) ha accolto gli ospiti nel post-cena. Su richiesta poteva essere preparato un sacchetto di carta ricco di queste prelibatezze da portare a casa;

  • per gli appassionati di liquori è stato messo a disposizione un corner con amari, grappe, Barolo chinato e whisky, il tutto accompagnato da sigari arrotolati sul momento da Matteo, pronto a soddisfare curiosità varie con il suo appassionato storytelling;

  • i mixologist hanno poi preparato, per chi lo richiedesse, cocktail creativi e di qualità (ovviamente solo bicchieri in vetro e cannucce di carta), accontentando richieste con garbo e sorrisi: i numeri post festa hanno confermato quanto siano stati apprezzati!

Ma non solo....


Per gli ospiti che hanno voluto trascorrere con noi la sera prima della festa e la giornata successiva, abbiamo pensato ad una full immersion nei sapori di Langa.


Grazie alla professionalità e alla creatività di Maria, abbiamo iniziato il lungo weekend con una cena nel cortile interno della Trattoria dai Bercau a Verduno, scaldando gli animi a suon di gnocchi al Raschera e Pelaverga.


Per i più temerari, la mattina post-festa, abbiamo organizzato un pranzo con degustazione di vini, preceduto dalla visita in cantina, presso la meravigliosa azienda vitivinicola Cordero di Montezemolo. Il pomeriggio è stato ampiamente usato per una doverosa pennichella e per ritrovare le energie per affrontare l'ultima cena nella splendida cornice dell'osteria La Torre di Cherasco, dove lo chef Marco non ha mancato di stupirci ponendo grande attenzione alla qualità degli ingredienti, alla tradizione e all'innovazione.


Ringraziamenti


Questo è un blog in cui parlo di sostenibilità sotto diversi punti di vista, ma un futuro resiliente non può esistere senza le basi per una società gentile, educata e rispettosa.


Un grazie di cuore, quindi, a chi ha reso unico questo weekend che è andato ben oltre le nostre aspettative. L'unica cosa che desideriamo è poter rivivere nuovamente quella magica giornata in cui il tempo è semplicemente volato:

Io vi lascio con qualche foto scattata da Davide Muroni: grazie per essere riuscito a catturare le nostre emozioni e quelle dei nostri invitati, creando delle istantanee speciali.


PS: non esitate a lasciare commenti o a contattarmi, se avete domande, curiosità o siete in cerca di consigli per organizzare un matrimonio un pò più green e desiderate fare un breve brainstorming.





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